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.:Titolo: SAPERI E SAPORI: RIVANAZZANO TERME IN OLTREPO’ PAVESE
31/01/24 15:23

Rivanazzano Terme è un comune dell’Oltrepò Pavese, situato vicino al torrente Staffora e confinante con Voghera, Salice Terme e Retorbido, noto per essere una località termale dalle acque sulfuree, molto indicate per la cura dell’apparato respiratorio e vascolare.

Il nome del Comune attuale è stato assunto nel 2009, dopo un positivo riscontro della cittadinanza al Referendum inerente all’aggiunta del termine “Terme”, mentre il solo nome Rivanazzano risale al XIX secolo.

Tuttavia, la storicità di questo borgo porta al 1006, quando era già conosciuta la località di Vico Lardario con la Chiesa Parrocchiale di San Germano.facente parte della Diocesi di Tortona.

Altri due luoghi d’interesse storico culturale del paese sono la Torre di Rivanazzano, a pianta pentagonale e il Castello di Nazzano, fortificazione dell’XI Secolo, inizialmente di possesso dei Malaspina, che controllavano il transito sulla Via del Sale Lombarda lungo il corso dello Staffora.

A Rivanazzano però, oltre alla storia e al benessere termale, un turista può anche gustarsi i piatti della tradizione locale dell’Albergo e Ristorante Selvatico, esistente sin dal 1912 e giunto oggi alla quarta generazione di conduzione familiare.

Al Selvatico si possono riscontrare qualità, eleganza e cordialità: una cucina del territorio (magnifici i loro Malfatti, Piatto del Buon Ricordo!) con cura dei prodotti a Km 0 da parte della Titolare Piera Spalla Selvatico coadiuvata dalla figlia Michela e un servizio di sala eccellente, specialmente nella scelta dei vini, da parte di Francesca Selvatico e del marito Sergio Daglia.

Va ricordato che Piera Spalla Selvatico è Cuoca membro dell’Alleanza Slow Food, mentre il locale fa parte dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo e di Tavole OltrePo, Associazione composta da Ristoratori che credono nella valorizzazione del territorio.

Dopo aver visitato più volte il Paese e aver provato i piatti (ottimamente abbinati ai vini dell’Oltrepò del Selvatico, i giornalisti e comunicatori del’Italia del Gusto hanno deciso che Rivanazzano Terme entrerà nella rinnovata Rete dei Borghi Europei del Gusto di questo inizio 2024.

Così va bene!
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.:Titolo: L'Europa delle scienze e della cultura - All'Osteria Beltram
27/09/23 14:00

L'incontro del progetto L'Europa delle scienze e della cultura promosso da Borghi d'Europa a

Spresiano, presso l'Osteria Beltrame, si è aperto con una intervista al Vice Sindaco e Assessore

al Turismo, Roberto Fava.







Nel suo intervento Fava ha ripercorso la storia di Spresiano ed ha efficacemente descritto la vivacità del tessuto economico ed associativo, le opportunità nel settore turistico.



La serata ha avuto come tema la presentazione del Percorso Internazionale Aquositas,le Vie d'Acqua, che si snoda da anni lungo le rive della Piave.







Il tema enogastronomico (il pesce d'acqua dolce), è stato interpretato da Laura e Samuele in collaborazione con la Itticoltura Tonini di Alessio Tonini (Saletto di Piave).

Il menù ha proposto un antipasto di sarde in saor (da una antica ricetta familiare) e di trota

salmonata affumicata in crostino. Le cozze in guazzetto con feta greca hanno chiuso il primo capitolo della serata.



Il primo (spaghetti al granchio blu), ha sorpreso i commensali, che hanno potuto degustare il Sorbetto al Maracujà della Gelateria l'Albero di Maserada.



Il filetto di persico spigola in crosta di patate ha continuato l'incontro a convivio, che si è chiuso con una fregolotta fatta in casa servita con Grappa artigianale.



I vini dell'Azienda Agricola Col Miotin ( soprattutto il vino col fondo e il brut) hanno accompagnato il desinare, che ha conosciuto anche il pinot grigio di Italo Cescon,Artigiano del Vino.



Antonio Bottega , patron di Col Miotin, è arrivato alla serata nonostante fosse in piena vendemmia, quasi a sottolineare l'attaccamento e l'interesse per Laura e Samuele.



I giornalisti e i comunicatori intervenuti hanno raccontato le storie di un percorso informativo

che conoscerà a novembre un'altra tappa a Spresiano sul tema delle carni e dei salumi.

Alice e Massimo (Macelleria da Massimo ) forniscono abitualmente l'Osteria Beltrame : l'idea

è quella di realizzare un incontro con le carni e i salumi del Friuli Occidentale, in una sorta

di viaggio del gusto leggendario.







Le ricette raccolte nel corso delle iniziative conosceranno la pubblicazione nel Blog Gusti Vari... di Giallo Zafferano (Mondadori Media).





La serata ha conosciuto anche l'intervento di Cristian Bertoncello (Associazione Nostrano del Brenta), che ha raccontato la storia avvincente : " Una tradizione lunga 5 secoli del Nostrano del Brenta i documenti storici registrano che le prime coltivazioni di piante di tabacco nel XVI secolo nel monastero dei frati di Campese di Bassano del Grappa (VI), Già nel tardo 500 si cominciano a produrre i primi sigari. Inoltre trà il 700 ed il 900 la diffusione dei sigari fatti con Tabacco Nostrano è tale da rappresentare la fonte principale, talvolta l'unica fonte di sostentamento per la comunità del Canal di Brenta. Spesso la storia del Tabacco Nostrano è fatta di clandestinità e contrabbando di decreti imperiali ,attraverso quattro dominazioni diverse. Soltanto nel 1763,dopo quasi due secoli di lotte i rappresentanti della Repubblica concedono il privilegio agli agricoltori di coltivare il tabacco . Tuttavia il sigaro Nostrano del Brenta antenato di quello che sarà il DOGE, è già conosciuto ed apprezzato dai signori della nobiltà veneziana. "





Genny, della Torrefazione Caffè Oselladore di Rossano Veneto (Vicenza), ne ha ripercorso la storia. "Torreffattori dal 1963. Le migliori qualità di caffè, le migliori miscele, 50 anni di esperienza. vi permetteranno di assaporare straordinari caffè."

"La nostra azienda è composta da un team per la maggioranza di donne. Il gusto e la scelta del bello è specialmente donna... Ogni anno il nostro team cresce creando nuovi prodotti e nuove combinazioni enogastronomiche dal sapore esclusivo. "

Così l'azienda si esprime nell'area della regalistica e dei cesti, con una scelta delle migliori aziende artigianali del Paese.
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.:Titolo: Il Buon Paese – I formaggi della Latteria Pantarotto di Savo
28/06/23 9:44

La nascita del progetto l'Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa

Adriatico Jonica,Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione

adriatico ionica), rimette al centro due Percorsi nel Frili Occidentale : la Via delle Abbazie (

Percorsi della Fede), che tocca Pravisdomini,San Vito al Tagliamento,Sesto al Reghena,

Moggio Udinese e Manzano (Corno di Rosazzo) e le ferrovie abbandonate.



La speciale Via del Gusto di Borghi d'Europa inserisce l'Azienda Agricola De Lorenzi

Vini di Pravisdomini nel cammino della rete internazionale : la sede è lungo il tracciato

della nuova ciclovia e il 2023 celebra una ricorrenza di tutto rispetto, il 50° della

fondazione dell'Azienda stessa.



La prima degustazione ha coinvolto nella via del gusto i formaggi della Latteria Pantarotto di

Savorgnano e il pane del Panificio Bortolussi.



"Un edificio rosso all’incrocio di tre strade. Un paiolo di rame come quelli di “una volta”.

Il laboratorio a vista, con i gesti del casaro che catturano l’attenzione dei clienti del

negozio. La Latteria Loris Pantarotto, già Latteria di Savorgnano, è un pezzo di storia, passata

e recente, della piccola frazione di San Vito al Tagliamento, uno di quei luoghi paesani,

dove si tramanda e si rinnova la tradizione casearia del territorio, qui declinata in mille

sfumature, sempre all’insegna della freschezza del latte, rigorosamente fornito da

allevatori piccolo-medi locali, con cui la Latteria ha instaurato rapporti di stretta

collaborazione.

Qui la lavorazione segue ancora quei metodi artigianali che consentono di ottenere

prodotti fuori degli standard, con il carattere e il sapore dell’unicità."

Carla, la casara, ci propone in questo primo appuntamento la caciotta : un classico

formaggio pressato della tradizione friulana, reinterpretato con rara creatività: al pepe,

al pistacchio, ai fiori eduli.

Alessio Dalla Barba, giornalista e sommelier AIS, lo abbina con il Merlot di De Lorenzi Vini.

"Di colore rosso rubino carico, al naso abbastanza intenso, tra note di fragoline di bosco e ribes nero, sentori vegetali che ricordano l'erba tagliata e anche un pò erbaceo, al palato è

abbastanza sapido e avvolgente, con ancora potenziale evolutivo. "







Il Merlot D.O.C. Friuli 2020 è un merlot in purezza che nasce da un terreno argilloso.

La produzione è di 90 quintali l'ettaro e la vendemmia prevede una maturazione ottimale

a metà settembre. La vinificazione a pressatura soffice e la fermentazione avviene

in recipienti di acciaio inox a temperatura controllata.

Il grado alcolico è di 13°.

" Senza dubbio un ottimo bicchiere – commenta Renzo Lupatin. Giornalista, presidente di

Borghi d'Europa-. Ha un sapore asciutto, sapido con aroma, equilibrato. Per davvero

l'azienda De Lorenzi è legata alla terra come la vite, fin dal 1973".

La degustazione ha valorizzato il pane del Panificio Bortolussi di Savorgnano : i tre fratelli,

Mauro

Roberta e Milena, hanno ereditato l'attività fondata fondato nel lontano 1965 dai loro genitori.
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.:Titolo: Eurovinum (Marche) - Fattoria Nannì
18/04/23 13:31

I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa, nel quadro del Percorso Internazionale Eurovinum ( progetto L'Europa delle scienze e della cultura, Patrocinio IAI-Iniziativa Adriatico Ionica,Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica ), hanno inserito i vini naturali delle Marche nel proprio percorso informativo 2023-2024.

I profili informativi delle Aziende sono stati ispirati dal sito Florwine, soprattutto per quanto riguarda i vini rifermentati.




"L’universo delle bollicine è ricco e variegato. I rifermentati in bottiglia sono vini frizzanti figli di un antico metodo di realizzazione artigianale che ha come protagonisti il mosto, le stagioni e il tempo. È la vinificazione che storicamente ha sempre permesso di realizzare queste bollicine, sfruttando il freddo dell’inverno e l’aumentare delle temperature in primavera, che permetteva la ripartenza delle fermentazioni dei mosti. La differenza principale dal più noto Metodo Classico sta nella mancata sboccatura del vino che conserva al suo interno i lieviti. Metodi Ancestrali e Rifermentati in bottiglia sono diventanti un grande punto di riferimento del mondo naturale poiché manifestazione di una vinificazione pulita ed essenziale che dà origine a bollicine di personalità molto diverse ma sempre vive e capaci di raccontare tutte le sfumature delle loro terre di origine. Che siano più pop, più classici, più beverini o più avvolgenti, i rifermentati sono un grande alleato per aperitivi e bevute in compagnia. Non fatevi ingannare dal tappo a corona. "




Roberto Cantori ha un sogno: imbottigliare la sua regione, le Marche. Così, dopo gli studi in enologia, decide di riprendere in mano le antiche vigne di famiglia e provare a costruirsi un futuro che sappia di casa e lo riporti sempre e comunque nella terra dov’è nato e cresciuto. Ci troviamo nei pressi dei Monti Sibillini, ad Arsicci, un luogo da preservare e rispettare in tutti i suoi ecosistemi. Per questo, i vini di Fattoria Nannì ci riportano dritti alle origini, quelle di un territorio antico e ricchissimo (Origini è anche il nome di uno dei vini di punta della cantina). A Roberto piace raccontare del Monte San Vicino, la cima che spicca di fronte alla cantina: il faro che veglia sull’intera vallata e che porta il vigneron a guardare sempre verso l’alto.

Curiosità: Fattoria Nannì prende il suo nome da Gianni Piersigilli, detto Nannì, che fu l’uomo che – nel lontano 1967 – piantò i vitigni che ancora oggi ritroviamo in ogni bottiglia.
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.:Titolo: LE DEGUSTAZIONI DI BORGHI D’EUROPA: IL FRIULANO GIOIRE 2018
10/01/23 17:02

In questi primi giorni del 2023 Borghi d’Europa ha provato il Friulano Gioire 2018 dell’Azienda Agricola Genio di Savorgnano del Torre (comune di Povoletto), area collinare orientale della provincia di Udine.

Un vino fatto a mano, artigianale, come riportato nell’etichetta, che dà soddisfazioni al palato e negli abbinamenti gastronomici: di colore giallo paglierino abbastanza intenso, all’olfatto presenta un bouquet di agrumi che ricordano il pompelmo, di camomilla e delle spezie aromatiche come la salvia e il timo, segno che il vino è in evoluzione.

Questo Friulano al palato risulta fresco e abbastanza sapido, con una buona persistenza e un finale lievemente ammandorlato, caratteristica tipica dell’uva che una volta si usava chiamare Tocai.

Borghi d’Europa lo ha abbinato sia a degli antipasti a base di formaggi misti che con un secondo a base di polenta con il merluzzo, trovandolo azzeccato con entrambi: un vino versatile che può andare bene anche con piatti di carni bianche che con primi di pesce.

Evviva!
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.:Titolo: Eurovinum – Albamocco, storia d'amore, vigna e vino
15/11/22 14:48

I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa a Slow Wine hanno conosciuto un'azienda

di Castelpiano (Ancona), Albamocco una storia d'amore, vigna e vino.





Albamocco è il progetto di Filippo e Alessandra.



La passione per le Marche e il Verdicchio dei Castelli di Jesi li spinge giovanissimi

nel 2016 a iniziare il percorso vitivinicolo, nonostante venissero da mondi

completamente differenti, senza un'eredità vitivinicola familiare alle spalle.

L’approccio alla realtà aziendale di Albamocco è completamente innovativo,

soprattutto guidato dal desiderio di emozionarsi ed emozionare.

L'azienda sviluppa su una ventina di ettari fra i 180 e 400 metri sul livello del

mare nella vallata del Balciana, un corso d’acqua a nord del fiume Esino. Si

estende su 10Ha vitati a solo Verdicchio oltre ad oliveto, macchia boschiva e corsi

d'acqua.

La cantina di proprietà, realizzata ex novo nel 2019/2020, è incastonata nella

collina fra i vigneti, è stata progettata nel massimo rispetto dell'ambiente

circostante per essere ad impatto zero. Questo anche grazie al tetto fotovoltaico,

al recupero ed allo stoccaggio della CO2 prodotta dalle fermentazioni, al

posizionamento fra i vigneti che permette di spostare per pochi metri le uve

raccolte solo in cassette.

Albamocco è una cantina completamente autonoma, la gestione va dalla terra

all’imbottigliamento; le piccole botti in acciaio permettono di fare

microvinificazioni a seconda della zona pedoclimatica del vigneto consentendo

una migliore espressione del cru. Da Agosto 2022 tutta l'azienda è certificata Bio:

la parte vegetale e la cantina. La filosofia dunque è da sempre quella della

coltivazione nel rispetto del suolo, del territorio, del prodotto e di chi lo andrà a

consumare.

Oggi si producono il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Monello, il Verdicchio

dei Castelli di Jesi Classico Superiore Sciocchina e il Verdicchio dei Castelli di Jesi

Metodo Charmat lungo Extra Brut FHIL, in arrivo il Verdicchio dei Castelli di Jesi

Classico Superiore Fijo. Ognuno dei vini è chiara espressione del vitigno e della

zona pedoclimatica, pur avendo ciascuno una sua anima, una sua netta

riconoscibilità.
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.:Titolo: Milano - Nasce Borghi d'Europa news, agenzia di informazione
26/10/22 14:25

Nasce a Milano la nuova agenzia multimediale di informazione Borghi d'Europa News, che si occuperà

di editorializzare mensilmente una newsletter sui progetti e le iniziative della Associazione

e del progetto L'Europa delle scienze e della cultura.

La direzione e il coordinamento editoriale sono affidati ad Alessio Dalla Barba , giornalista e

sommelier professionale AIS.
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.:Titolo: ECCELLENZE DA SCOPRIRE:BORGHI D’EUROPA A “LAKE TO WINE"
22/09/22 16:58

Il Piemonte è una regione particolarmente ricca di paesaggi mozzafiato, con un patrimonio storico culturale e una tradizione culinaria di livello, esaltata da grandi vini (basti pensare ai grandi Nebbioli prodotti).

Un valido esempio è rappresentato dall’Alto Piemonte, in particolare tra le province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola, dove i paesaggi e le località sono stupendi, grazie alla presenza del Lago Maggiore, del suggestivo Lago d’Orta, della riserva naturale del Lago di Mergozzo e lo scenario spettacolare delle Alpi delle Valli Ossolane, sino a quasi toccare il confine svizzero.

La Regione Piemonte crede molto nella vocazione turistica del territorio, che merita un’ approfondita valorizzazione attraverso la promozione delle grandi eccellenze di cui dispone:musica sublime per le orecchie dei giornalisti di Borghi d’Europa, che ha partecipato con piacere all’ottimo evento “Lake to Wine”, dedicato alle bellezze del Lago Maggiore a partire da Stresa e alle etichette vinicole Valli Ossolane Doc.

Un evento di due giornate, voluto e promosso dall’Atl “Distretto Turistico dei Laghi” (incaricata da Regione Piemonte), col critico e giornalista enogastronomico Dott. Edoardo Raspelli nelle vesti di accompagnatore d’eccezione, profondo conoscitore delle Valli Ossolane, zona vitivinicola di montagna che ha ricevuto la menzione Doc nel 2009.

I vigneti sono terrazzati sopra la piana del fiume Toce e sono perlopiù coltivati a Prunent, ecotipo di Nebbiolo molto caratteristico e poi da Merlot, Croatina e Barbera, mentre per i bianchi, un po’ di Chardonnay e altre varietà a bacca bianca non aromatiche. Le tipologie di vini previste dal disciplinare sono pertanto il Rosso, il Nebbiolo e il Nebbiolo Superiore ed infine i Bianchi.

Le cantine ossolane provate sono state quattro: Cantine Garrone di Domodossola, l’Azienda vitivinicola Edoardo Patrone sempre di Domodossola, la Cantina Di Tappia (con agriturismo) di Villadossola e la Cantina Cà da L’Era di Pieve Vergonte.

I Rossi risultano piacevoli e sapidi, con una marcata nota vinosa al naso e adatti a tutto pasto, mentre i “Valli Ossolane Nebbiolo Superiore” (tipologia di punta, che deve invecchiare per almeno 13 mesi di cui 6 in legno) sono molto piu complessi, strutturati e armonici ed esaltano salumi e formaggi tipici di montagna, oltreché primi e secondi piatti di carne.

I Bianchi, in maggioranza a uva Chardonnay sono pochi, freschi e beverini, ottimi con piatti di pesce di lago e verdure.

I vini di queste quattro aziende della Val d’Ossola sono stati provati in diversi contesti e location e ben spiegati dal Relatore e dai Sommelier di Ais Verbania in servizio durante tutto l’evento: dapprima a bordo dello storico Piroscafo Piemonte, con la cucina al 100% gluten free dello Chef Ferdinando Moia e del suo Ristorante Paleosette di Arona, poi al nuovo Ristorante Delfino nella splendida Isola Bella, coi piatti gourmet dell’Executive Chef Luca Vietti, ed infine in montagna presso la Baita Motta sul Lusentino, a cura di Domobianca365, dopo una visita ai vigneti delle Cantine Garrone ed Edoardo Patrone a Ronco di Masera (Vb).

La proposta dei vini ossolani verte di più sui rossi, che hanno spessore e carattere e ricordano proprio le montagne locali: la promozione e il lavoro di squadra fatto sia dai vignaioli che dall’azione del Distretto Turistico Valle dei Laghi è notevole, ma può essere migliorata ancora.

Una buona idea potrebbe essere quella di accrescere un po’ la produzione dei Bianchi, assieme a un’offerta più ampia che invogli turisti consapevoli e wine lovers, pronti a magnifiche esperienze sia tra le bellezze del Lago Maggiore che a visitare le Cantine delle Valli Ossolane e provare i loro vini.

Borghi d’Europa continuerà a raccontare i vini del territorio della Val d’Ossola nel proprio progetto d’informazione Eurovinum, i paesaggi della vite e del vino, cosi come di altre zone piemontesi ricche di eccellenze enogastronomiche.

Evviva!
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.:Titolo: Borghi d'Europa a Roma ad Abitudini e Follie : i salumi equi
21/06/22 17:02

Borghi d'Europa ha organizzato la presentazione dei programmi 2023 del progetto L'Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa Adriatico Jonica,Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico jonica), a Roma, presso il ristorante pinseria Abitudini e Follie.



In pieno quartiere universitario, zona Piazza Bologna/Policlinico, è nato Abitudini & Follie, un locale moderno, poliedrico ed accogliente, dove mangiare e bere bene in ogni momento della giornata.

Il ristorante si trova in zona Piazza Bologna/Policlinico, ed è un locale moderno, poliedrico ed accogliente, dove mangiare e bere bene in ogni momento della giornata.

“Siamo un tipico locale storico che io e Gianluca abbiamo aggiornato in chiave moderna, mantenendo però la cucina tipica romana – ci dice Francesca, una dei due titolari -, facendone un originale coffee bar, un locale piacevole per pause dessert con un accogliente open pace per un aperitivo o una degustazione di vini. Nel locale un piatto di cui non possiamo non parlare e la “cacio e pepe” rivisitata con gamberi rosa e lime,, ma è molto popolare anche la Pinsa con un impasto di 3 farine: soia frumentò e riso, ed una lievitazione di più di 48 ore, farcita anche qui con piatti tipici romani. Abbiamo poi una proposta di Street Food chiamata “Saccoccia romana.”



In questo contesto si tiene la conferenza stampa , che prevede, fra gli altri temi, anche la degustazione dei salumi equini di Giovanni Coppiello ( gli sfilacci e la bresaola) in uno dei piatti 'storici ' della Capitale : la pinsa romana.







L’azienda Coppiello Giovanni ha una lunga storia fatta di passione e ragione. Passione per il proprio lavoro. Passione per selezionare i tagli migliori di carne equina scegliendo personalmente quelli di prima scelta di puledro o di cavallo adulto.



“La nostra Bresaola- oserva Barbara Coppiello-, è prodotta con carne equina magra di prima scelta e lavorata con tutta l’attenzione e la sapienza di chi sa unire tradizione e nuove tecnologie di produzione. Tagli selezionati di cavallo che dopo la lavorazione sostano per circa un mese nelle efficienti stagionature dell’azienda. È così che viene assicurata una carne che merita il titolo di “eccellente” e solo dopo aver “dormito” per un mese le bresaole diventano un piacere per il palato.”



Gli sfilacci di carne di cavallo rappresentano “la punta di diamante” della produzione di Giovanni Coppiello. Con arte e passione ha saputo unire un’antica ricetta del proprio paese con la conoscenza delle nuove tecnologie di preparazione. Per far scoprire così un piatto unico dai pregi infiniti: ottimo antipasto, o intingolo per condire paste bucate, oppure un prelibato secondo.



https://www.coppiello.it/avete-mai-assaggiato-la-bresaola-equina





LA PINSA ROMANA

Un alimento moderno, dalle radici antiche

Si tratta di una preparazione diventata famosa da poco tempo, ma che vanta origini antichissime. Risale niente meno che alle “mense” degli antichi romani, di cui parla Virgilio, dicendo che Enea, appena arrivato nel Lazio, fu costretto dalla fame a cibarsi delle mense.

Queste erano dischi di pasta di pane non (o pochissimo) lievitato, che servivano, come piatto ai soldati al campo o anche, nel periodo imperiale, come vassoi per mangiare, distesi sul triclinio, particolarmente i cibi sugosi. Questi “piatti” venivano poi dati da mangiare agli schiavi.

Col passare del tempo, queste mense vennero usate anche come “street food” per mangiare quando si era fuori casa e divennero sempre più lievitate e quindi adatte ad essere degustate, assieme ai cibi che vi si poneva sopra.

Ancor oggi si riscontrano precise eredità gastronomiche a questi usi, non solo nella Pizza Napoletana e nella Pisa Romana, ma anche nelle Piadine Romagnole e le Tigelle in uso fra Modena e Bologna ed in tanti cibi tradizionali di quasi tutte le regioni d’Italia.

Le caratteristiche che distinguono la Pinsa Romana dalla Pizza Napoletana, sono innanzi tutto le dimensioni più ridotte e la forma ad elisse della prima, che predilige l’uso di nuove farine e cereali, come il kamut, ma anche orzo, farro e miglio soia e riso, e l'aggiunta di erbe aromatiche selvatiche.

La Pinsa prevede un apporto maggiore di acqua, e una percentuale più bassa di lievito, risultando così più digeribile e meno calorica, grazie anche alle lunghe lievitazioni (minimo 24 ore), all’alta idratazione dell'impasto (80% di acqua), al mix di farine, alla presenza di lievito madre, all'assenza di grasso animale ed all'impiego di una quantità limitata di olio. La morbidezza dell'interno della pinsa è frutto soprattutto della farina di riso, a cui spetta il compito di "fissare" l'acqua versata nell'impasto durante la cottura.

Un cibo dunque dalle caratteristiche assai interessanti, che merita di essere degustato, assieme agli alimenti che la nostra fantasia ci suggerirà di porci sopra.
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.:Titolo: La rinascita di Piazzale Mazzini a Padova, la sosta all’Anti
09/06/22 8:35

“Provenendo dalla Stazione Ferroviaria si incontra Piazzale Mazzini in cui si può ammirare il monumento del Mazzini, eretto nel 1903 per munificenza di Domenico Cappellato Pedrocchi.”


Piazzale Mazzini mi fa venire in mente i giardini della Rotonda situati ai margini del centro storico, disposti a terrazzo a ridosso delle mura cinquecentesche e del Bastione della Gatta. Il giardino è così chiamato in quanto è stato progettato nell’area dove è stato costruito un monumentale serbatoio pensile dalla base a forma circolare, detto “Rotonda”.

Il 30 giugno 2021 grazie all’Associazione Vox Artes APS, veniva presentato il progetto Spiazziamo: percorsi partecipati per la rigenerazione urbana e sociale di piazza Mazzini” .

Annota Sara Busato ne La Piazza web :

“Sarà la Patavina Srl ad occuparsi dei lavori di restauro, chiamata a realizzare piccole isole pedonali, restringere la piazza e fare una nuova pavimentazione. Il progetto ( costo di 500 mila euro) prevede la realizzazione di una rotatoria all’incrocio tra Viale della Rotonda e Piazzale Mazzini e la modifica del verso di percorrenza di alcuni tratti del Piazzale stesso al fine di pendere pedonale gli spazi di fronte alla Casa del Mutilato. L’idea è quella di creare quindi un collegamento pedonale tra i giardini pubblici di Piazzale Mazzini e quelli storici della Rotonda.

” Il presente progetto – illustra l’Arch. Marescotti – prevede la riorganizzazione della mobilità e la riqualificazione degli spazi adibiti ai giardini pubblici. In particolare è prevista la realizzazione di una rotatoria per agevolare le manovre verso i diversi tratti. In particolare il tratto nord diviene percorribile in uscita della nuova rotatoria verso il tratto di piazzale Mazzini, verso viale Codalunga; il tratto ad ovest della casa del mutilato sarà percorribile lungo ambo le direzioni ma solo per il traffico proveniente da via Vendramini o diretto a via Dalla Vedova; infine il tratto est della Casa del Mutilato sarà percorribile dalla rotatoria di via Giotto, attraverso il tratto che costeggia i giardini pubblici in ingresso alla nuova rotatoria

La parte di strada davanti alla casa del mutilato non sarà più percorribile per l’allargamento degli spazi destinati al verde e per la realizzazione di una piazza in parte occupata dal percorso pedonale.

All’interno del progetto sono stati individuati alcuni edifici rimarchevoli di valore – Casa del Mutilato, il pensionato Piaggi, Palazzo Maldura, la Chiesa del Carmine, l’edificio Liberty di via Giotto e giardini della Rotonda – da collegare al monumento del Mazzini in modo che quest’ultimo venga a trovarsi all’interno di una rosa dei venti disegnata a terra dai vialetti pedonali dei giardini ”

Progettazione partecipata

Durante le diverse fasi di progettazione sono state promosse alcune iniziative di partecipazione pubblica tali iniziative hanno consentito di raccogliere problematiche proposte idee per la visualizzazione dell’area

Soddisfatto anche il Comitato ” Una piazza che vive è una piazza che non ha più degrado. E questo era uno dei limiti di P.zza Mazzini. Quello che il Comune ha progettato, é’ una strada vincente, cioè l’idea di rendere vivibile Piazza Mazzini. Una volta che sarà riqualificata la piazza, siamo convinti che anche il commercio riprenderà e gli studenti avranno una piazza dove incontrarsi. E’ un progetto che porterà un risultato positivo. Chiediamo comunque attenzione da parte del Comune al tema della viabilità. Chiediamo uno studio di soluzioni che non complichino ulteriormente la zona.”


Oggi questi temi vengono ripresi per proporre una riflessione sul progetto Spiazziamo. Il racconto valorizzerà la conoscenza di Piazzale Mazzini e proporrà una sosta gustosa all’Antico Forno .
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