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.:Titolo: LE DEGUSTAZIONI DI BORGHI D’EUROPA: IL FRIULANO GIOIRE 2018
10/01/23 17:02

In questi primi giorni del 2023 Borghi d’Europa ha provato il Friulano Gioire 2018 dell’Azienda Agricola Genio di Savorgnano del Torre (comune di Povoletto), area collinare orientale della provincia di Udine.

Un vino fatto a mano, artigianale, come riportato nell’etichetta, che dà soddisfazioni al palato e negli abbinamenti gastronomici: di colore giallo paglierino abbastanza intenso, all’olfatto presenta un bouquet di agrumi che ricordano il pompelmo, di camomilla e delle spezie aromatiche come la salvia e il timo, segno che il vino è in evoluzione.

Questo Friulano al palato risulta fresco e abbastanza sapido, con una buona persistenza e un finale lievemente ammandorlato, caratteristica tipica dell’uva che una volta si usava chiamare Tocai.

Borghi d’Europa lo ha abbinato sia a degli antipasti a base di formaggi misti che con un secondo a base di polenta con il merluzzo, trovandolo azzeccato con entrambi: un vino versatile che può andare bene anche con piatti di carni bianche che con primi di pesce.

Evviva!
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.:Titolo: Eurovinum – Albamocco, storia d'amore, vigna e vino
15/11/22 14:48

I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa a Slow Wine hanno conosciuto un'azienda

di Castelpiano (Ancona), Albamocco una storia d'amore, vigna e vino.





Albamocco è il progetto di Filippo e Alessandra.



La passione per le Marche e il Verdicchio dei Castelli di Jesi li spinge giovanissimi

nel 2016 a iniziare il percorso vitivinicolo, nonostante venissero da mondi

completamente differenti, senza un'eredità vitivinicola familiare alle spalle.

L’approccio alla realtà aziendale di Albamocco è completamente innovativo,

soprattutto guidato dal desiderio di emozionarsi ed emozionare.

L'azienda sviluppa su una ventina di ettari fra i 180 e 400 metri sul livello del

mare nella vallata del Balciana, un corso d’acqua a nord del fiume Esino. Si

estende su 10Ha vitati a solo Verdicchio oltre ad oliveto, macchia boschiva e corsi

d'acqua.

La cantina di proprietà, realizzata ex novo nel 2019/2020, è incastonata nella

collina fra i vigneti, è stata progettata nel massimo rispetto dell'ambiente

circostante per essere ad impatto zero. Questo anche grazie al tetto fotovoltaico,

al recupero ed allo stoccaggio della CO2 prodotta dalle fermentazioni, al

posizionamento fra i vigneti che permette di spostare per pochi metri le uve

raccolte solo in cassette.

Albamocco è una cantina completamente autonoma, la gestione va dalla terra

all’imbottigliamento; le piccole botti in acciaio permettono di fare

microvinificazioni a seconda della zona pedoclimatica del vigneto consentendo

una migliore espressione del cru. Da Agosto 2022 tutta l'azienda è certificata Bio:

la parte vegetale e la cantina. La filosofia dunque è da sempre quella della

coltivazione nel rispetto del suolo, del territorio, del prodotto e di chi lo andrà a

consumare.

Oggi si producono il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Monello, il Verdicchio

dei Castelli di Jesi Classico Superiore Sciocchina e il Verdicchio dei Castelli di Jesi

Metodo Charmat lungo Extra Brut FHIL, in arrivo il Verdicchio dei Castelli di Jesi

Classico Superiore Fijo. Ognuno dei vini è chiara espressione del vitigno e della

zona pedoclimatica, pur avendo ciascuno una sua anima, una sua netta

riconoscibilità.
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.:Titolo: Milano - Nasce Borghi d'Europa news, agenzia di informazione
26/10/22 14:25

Nasce a Milano la nuova agenzia multimediale di informazione Borghi d'Europa News, che si occuperà

di editorializzare mensilmente una newsletter sui progetti e le iniziative della Associazione

e del progetto L'Europa delle scienze e della cultura.

La direzione e il coordinamento editoriale sono affidati ad Alessio Dalla Barba , giornalista e

sommelier professionale AIS.
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.:Titolo: ECCELLENZE DA SCOPRIRE:BORGHI D’EUROPA A “LAKE TO WINE"
22/09/22 16:58

Il Piemonte è una regione particolarmente ricca di paesaggi mozzafiato, con un patrimonio storico culturale e una tradizione culinaria di livello, esaltata da grandi vini (basti pensare ai grandi Nebbioli prodotti).

Un valido esempio è rappresentato dall’Alto Piemonte, in particolare tra le province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola, dove i paesaggi e le località sono stupendi, grazie alla presenza del Lago Maggiore, del suggestivo Lago d’Orta, della riserva naturale del Lago di Mergozzo e lo scenario spettacolare delle Alpi delle Valli Ossolane, sino a quasi toccare il confine svizzero.

La Regione Piemonte crede molto nella vocazione turistica del territorio, che merita un’ approfondita valorizzazione attraverso la promozione delle grandi eccellenze di cui dispone:musica sublime per le orecchie dei giornalisti di Borghi d’Europa, che ha partecipato con piacere all’ottimo evento “Lake to Wine”, dedicato alle bellezze del Lago Maggiore a partire da Stresa e alle etichette vinicole Valli Ossolane Doc.

Un evento di due giornate, voluto e promosso dall’Atl “Distretto Turistico dei Laghi” (incaricata da Regione Piemonte), col critico e giornalista enogastronomico Dott. Edoardo Raspelli nelle vesti di accompagnatore d’eccezione, profondo conoscitore delle Valli Ossolane, zona vitivinicola di montagna che ha ricevuto la menzione Doc nel 2009.

I vigneti sono terrazzati sopra la piana del fiume Toce e sono perlopiù coltivati a Prunent, ecotipo di Nebbiolo molto caratteristico e poi da Merlot, Croatina e Barbera, mentre per i bianchi, un po’ di Chardonnay e altre varietà a bacca bianca non aromatiche. Le tipologie di vini previste dal disciplinare sono pertanto il Rosso, il Nebbiolo e il Nebbiolo Superiore ed infine i Bianchi.

Le cantine ossolane provate sono state quattro: Cantine Garrone di Domodossola, l’Azienda vitivinicola Edoardo Patrone sempre di Domodossola, la Cantina Di Tappia (con agriturismo) di Villadossola e la Cantina Cà da L’Era di Pieve Vergonte.

I Rossi risultano piacevoli e sapidi, con una marcata nota vinosa al naso e adatti a tutto pasto, mentre i “Valli Ossolane Nebbiolo Superiore” (tipologia di punta, che deve invecchiare per almeno 13 mesi di cui 6 in legno) sono molto piu complessi, strutturati e armonici ed esaltano salumi e formaggi tipici di montagna, oltreché primi e secondi piatti di carne.

I Bianchi, in maggioranza a uva Chardonnay sono pochi, freschi e beverini, ottimi con piatti di pesce di lago e verdure.

I vini di queste quattro aziende della Val d’Ossola sono stati provati in diversi contesti e location e ben spiegati dal Relatore e dai Sommelier di Ais Verbania in servizio durante tutto l’evento: dapprima a bordo dello storico Piroscafo Piemonte, con la cucina al 100% gluten free dello Chef Ferdinando Moia e del suo Ristorante Paleosette di Arona, poi al nuovo Ristorante Delfino nella splendida Isola Bella, coi piatti gourmet dell’Executive Chef Luca Vietti, ed infine in montagna presso la Baita Motta sul Lusentino, a cura di Domobianca365, dopo una visita ai vigneti delle Cantine Garrone ed Edoardo Patrone a Ronco di Masera (Vb).

La proposta dei vini ossolani verte di più sui rossi, che hanno spessore e carattere e ricordano proprio le montagne locali: la promozione e il lavoro di squadra fatto sia dai vignaioli che dall’azione del Distretto Turistico Valle dei Laghi è notevole, ma può essere migliorata ancora.

Una buona idea potrebbe essere quella di accrescere un po’ la produzione dei Bianchi, assieme a un’offerta più ampia che invogli turisti consapevoli e wine lovers, pronti a magnifiche esperienze sia tra le bellezze del Lago Maggiore che a visitare le Cantine delle Valli Ossolane e provare i loro vini.

Borghi d’Europa continuerà a raccontare i vini del territorio della Val d’Ossola nel proprio progetto d’informazione Eurovinum, i paesaggi della vite e del vino, cosi come di altre zone piemontesi ricche di eccellenze enogastronomiche.

Evviva!
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.:Titolo: Borghi d'Europa a Roma ad Abitudini e Follie : i salumi equi
21/06/22 17:02

Borghi d'Europa ha organizzato la presentazione dei programmi 2023 del progetto L'Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa Adriatico Jonica,Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico jonica), a Roma, presso il ristorante pinseria Abitudini e Follie.



In pieno quartiere universitario, zona Piazza Bologna/Policlinico, è nato Abitudini & Follie, un locale moderno, poliedrico ed accogliente, dove mangiare e bere bene in ogni momento della giornata.

Il ristorante si trova in zona Piazza Bologna/Policlinico, ed è un locale moderno, poliedrico ed accogliente, dove mangiare e bere bene in ogni momento della giornata.

“Siamo un tipico locale storico che io e Gianluca abbiamo aggiornato in chiave moderna, mantenendo però la cucina tipica romana – ci dice Francesca, una dei due titolari -, facendone un originale coffee bar, un locale piacevole per pause dessert con un accogliente open pace per un aperitivo o una degustazione di vini. Nel locale un piatto di cui non possiamo non parlare e la “cacio e pepe” rivisitata con gamberi rosa e lime,, ma è molto popolare anche la Pinsa con un impasto di 3 farine: soia frumentò e riso, ed una lievitazione di più di 48 ore, farcita anche qui con piatti tipici romani. Abbiamo poi una proposta di Street Food chiamata “Saccoccia romana.”



In questo contesto si tiene la conferenza stampa , che prevede, fra gli altri temi, anche la degustazione dei salumi equini di Giovanni Coppiello ( gli sfilacci e la bresaola) in uno dei piatti 'storici ' della Capitale : la pinsa romana.







L’azienda Coppiello Giovanni ha una lunga storia fatta di passione e ragione. Passione per il proprio lavoro. Passione per selezionare i tagli migliori di carne equina scegliendo personalmente quelli di prima scelta di puledro o di cavallo adulto.



“La nostra Bresaola- oserva Barbara Coppiello-, è prodotta con carne equina magra di prima scelta e lavorata con tutta l’attenzione e la sapienza di chi sa unire tradizione e nuove tecnologie di produzione. Tagli selezionati di cavallo che dopo la lavorazione sostano per circa un mese nelle efficienti stagionature dell’azienda. È così che viene assicurata una carne che merita il titolo di “eccellente” e solo dopo aver “dormito” per un mese le bresaole diventano un piacere per il palato.”



Gli sfilacci di carne di cavallo rappresentano “la punta di diamante” della produzione di Giovanni Coppiello. Con arte e passione ha saputo unire un’antica ricetta del proprio paese con la conoscenza delle nuove tecnologie di preparazione. Per far scoprire così un piatto unico dai pregi infiniti: ottimo antipasto, o intingolo per condire paste bucate, oppure un prelibato secondo.



https://www.coppiello.it/avete-mai-assaggiato-la-bresaola-equina





LA PINSA ROMANA

Un alimento moderno, dalle radici antiche

Si tratta di una preparazione diventata famosa da poco tempo, ma che vanta origini antichissime. Risale niente meno che alle “mense” degli antichi romani, di cui parla Virgilio, dicendo che Enea, appena arrivato nel Lazio, fu costretto dalla fame a cibarsi delle mense.

Queste erano dischi di pasta di pane non (o pochissimo) lievitato, che servivano, come piatto ai soldati al campo o anche, nel periodo imperiale, come vassoi per mangiare, distesi sul triclinio, particolarmente i cibi sugosi. Questi “piatti” venivano poi dati da mangiare agli schiavi.

Col passare del tempo, queste mense vennero usate anche come “street food” per mangiare quando si era fuori casa e divennero sempre più lievitate e quindi adatte ad essere degustate, assieme ai cibi che vi si poneva sopra.

Ancor oggi si riscontrano precise eredità gastronomiche a questi usi, non solo nella Pizza Napoletana e nella Pisa Romana, ma anche nelle Piadine Romagnole e le Tigelle in uso fra Modena e Bologna ed in tanti cibi tradizionali di quasi tutte le regioni d’Italia.

Le caratteristiche che distinguono la Pinsa Romana dalla Pizza Napoletana, sono innanzi tutto le dimensioni più ridotte e la forma ad elisse della prima, che predilige l’uso di nuove farine e cereali, come il kamut, ma anche orzo, farro e miglio soia e riso, e l'aggiunta di erbe aromatiche selvatiche.

La Pinsa prevede un apporto maggiore di acqua, e una percentuale più bassa di lievito, risultando così più digeribile e meno calorica, grazie anche alle lunghe lievitazioni (minimo 24 ore), all’alta idratazione dell'impasto (80% di acqua), al mix di farine, alla presenza di lievito madre, all'assenza di grasso animale ed all'impiego di una quantità limitata di olio. La morbidezza dell'interno della pinsa è frutto soprattutto della farina di riso, a cui spetta il compito di "fissare" l'acqua versata nell'impasto durante la cottura.

Un cibo dunque dalle caratteristiche assai interessanti, che merita di essere degustato, assieme agli alimenti che la nostra fantasia ci suggerirà di porci sopra.
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.:Titolo: La rinascita di Piazzale Mazzini a Padova, la sosta all’Anti
09/06/22 8:35

“Provenendo dalla Stazione Ferroviaria si incontra Piazzale Mazzini in cui si può ammirare il monumento del Mazzini, eretto nel 1903 per munificenza di Domenico Cappellato Pedrocchi.”


Piazzale Mazzini mi fa venire in mente i giardini della Rotonda situati ai margini del centro storico, disposti a terrazzo a ridosso delle mura cinquecentesche e del Bastione della Gatta. Il giardino è così chiamato in quanto è stato progettato nell’area dove è stato costruito un monumentale serbatoio pensile dalla base a forma circolare, detto “Rotonda”.

Il 30 giugno 2021 grazie all’Associazione Vox Artes APS, veniva presentato il progetto Spiazziamo: percorsi partecipati per la rigenerazione urbana e sociale di piazza Mazzini” .

Annota Sara Busato ne La Piazza web :

“Sarà la Patavina Srl ad occuparsi dei lavori di restauro, chiamata a realizzare piccole isole pedonali, restringere la piazza e fare una nuova pavimentazione. Il progetto ( costo di 500 mila euro) prevede la realizzazione di una rotatoria all’incrocio tra Viale della Rotonda e Piazzale Mazzini e la modifica del verso di percorrenza di alcuni tratti del Piazzale stesso al fine di pendere pedonale gli spazi di fronte alla Casa del Mutilato. L’idea è quella di creare quindi un collegamento pedonale tra i giardini pubblici di Piazzale Mazzini e quelli storici della Rotonda.

” Il presente progetto – illustra l’Arch. Marescotti – prevede la riorganizzazione della mobilità e la riqualificazione degli spazi adibiti ai giardini pubblici. In particolare è prevista la realizzazione di una rotatoria per agevolare le manovre verso i diversi tratti. In particolare il tratto nord diviene percorribile in uscita della nuova rotatoria verso il tratto di piazzale Mazzini, verso viale Codalunga; il tratto ad ovest della casa del mutilato sarà percorribile lungo ambo le direzioni ma solo per il traffico proveniente da via Vendramini o diretto a via Dalla Vedova; infine il tratto est della Casa del Mutilato sarà percorribile dalla rotatoria di via Giotto, attraverso il tratto che costeggia i giardini pubblici in ingresso alla nuova rotatoria

La parte di strada davanti alla casa del mutilato non sarà più percorribile per l’allargamento degli spazi destinati al verde e per la realizzazione di una piazza in parte occupata dal percorso pedonale.

All’interno del progetto sono stati individuati alcuni edifici rimarchevoli di valore – Casa del Mutilato, il pensionato Piaggi, Palazzo Maldura, la Chiesa del Carmine, l’edificio Liberty di via Giotto e giardini della Rotonda – da collegare al monumento del Mazzini in modo che quest’ultimo venga a trovarsi all’interno di una rosa dei venti disegnata a terra dai vialetti pedonali dei giardini ”

Progettazione partecipata

Durante le diverse fasi di progettazione sono state promosse alcune iniziative di partecipazione pubblica tali iniziative hanno consentito di raccogliere problematiche proposte idee per la visualizzazione dell’area

Soddisfatto anche il Comitato ” Una piazza che vive è una piazza che non ha più degrado. E questo era uno dei limiti di P.zza Mazzini. Quello che il Comune ha progettato, é’ una strada vincente, cioè l’idea di rendere vivibile Piazza Mazzini. Una volta che sarà riqualificata la piazza, siamo convinti che anche il commercio riprenderà e gli studenti avranno una piazza dove incontrarsi. E’ un progetto che porterà un risultato positivo. Chiediamo comunque attenzione da parte del Comune al tema della viabilità. Chiediamo uno studio di soluzioni che non complichino ulteriormente la zona.”


Oggi questi temi vengono ripresi per proporre una riflessione sul progetto Spiazziamo. Il racconto valorizzerà la conoscenza di Piazzale Mazzini e proporrà una sosta gustosa all’Antico Forno .
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.:Titolo: A Padova riprende il cammino di Borghi d’Europa
01/06/22 8:29

Nel 1989, il giornalista ed enogastronomo Luigi Veronelli interveniva a Padova al ristorante Antico Brolo (allora ubicato in Prato della Valle), per tenere a battesimo con la rivista L’Etichetta l’associazione L’Altratavola.

Presidente dell’associazione fin da quell’epoca il giornalista padovano Renzo Lupatin, che vuole riproporre oggi, all’interno del percorso informativo di Borghi d’Europa, le tappe più signficative di ‘quella’ storia. Storia che ebbe inizio con un inserto importante nella rivista diretta da Luigi Veronelli, ‘Padova in cucina’.

Le iniziative di informazione si collegano al progetto L’Europa delle scienze e della cultura, patrocinato dalla IAI – Iniziativa Adriatico Jonica, Forum intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico jonica.

Si parte da ‘Padova in cucina’ con i temi sulla carne equina . Giovanni Coppiello : la Storia nelle

storie, ricordando il primo ricettario sviluppato da Coppiello con la collaborazione del giornalista enogastronomo Bruno Sganga , coordinatore di tutte le iniziative editoriali di Luigi Veronelli.


Da un altro tema caro a Veronelli , la guida delle buone cose, Borghi d’Europa prende lo spunto per realizzare un viaggio del gusto con l’Antico Forno. Le sei pasticcerie padovane del gruppo proporranno alcuni temi culturali della Città, nel corso di incontri stampa : in via dei Colli per collegare le dolci convinzioni veronelliane con la filosofia dell’Antico Forno ; in piazza Insurrezione per una riflessione sull’architetura razionalista del XX secolo ; in Piazza dei Signori per riflettere sulla vita delle piazze padovane e ricordare l’intervento di Borghi d’Europa al SottoSalone ; in piazza Mazzini per ‘raccontare’ il progetto di rigenerazione urbana Spiazziamo ; in via Altinate per ricostruire La Grande Guerra a Padova, con il Museo della Terza Armata ; a Santa Rita per conoscere la vita intensa di una Parrocchia irripetibile.


Ma vi sarà anche il tempo per ricordare la nascita della rivista La Vaca Mora, sulle ferrovie dimenticate ( un ‘miracolo’ vero, di Renzo Lupatin) e la continuazione del percorso sull’architettura razionalista del XX secolo a Vigonza, con Borgo rurale, il complesso di Piazza Zanella progettato negli anni Trenta del secolo scorso dall’Architetto Quirino De Giorgio.
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.:Titolo: Qualità Vo Cercando - Il vino 'Guera e Barba' di Caneva da N
27/04/22 11:31

I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa stanno sviluppando nel Percorso Internazionale Eurovinum,Il Paesaggio della Vite e del vino, il tema dei vini Piwi.

In particolare nel corso della rassegna informativa Qualità Vo Cercando è stato proposto in degustazione il vino Bianco Fermo 'Guera e Barba' dell'azienda Caneva da Nani.

“ Si tratta – ci racconta Massimo – di un vino ammostato da uve di vigneti resistenti 'bronner'.”

È un incrocio di uva da vino ottenuto in Germania nel 1975 presso l’Istituto di Ricerca di Friburgo.

Il Bronner è un incrocio del vitigno a bacca bianca Merzling con il Sankt Laurent. Il Bronner è una varietà con la particolare caratteristiche di essere molto resistente ai patogeni soprattutto ad oidio peronospera) e dotata di caratteristiche qualitative proprie della vite europea. Tra tutte le varietà “PIWI” (viti resistenti alle crittogame) è sicuramente la più interessante e si sta diffondendo molto bene per le sue ottime qualità enologiche. Il grappolo è medio grande con acini piccoli e di forma tondeggiante.

In Italia è stato ufficialmente riconosciuto come nuova varietà nel 2009, viene inoltre coltivato in Germania e Svizzera.

“ Questo vino – continua Massimo de Caneva da Nani-,dopo una fermentazione in vasche di cemento viene lasciato riposare nei suoi lieviti fino all'imbottigliamento primaverile. Il nome Guera e Barba è dedicato ai fondatori dell'azienda Caneva da Nani,Giovanni e Guerrina.”

Il vino ha un colore giallo paglierino carico con riflessi dorati e un profumo di pesca gialla.agrume,miele millefiori.

Un bel piatto di formaggi freschi della Fattoria Curto di Miane ha accompagnato la degustazione :

abbinamento azzeccato !
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.:Titolo: PIACERI A TAVOLA: I VINI DI WALTER LODALI DI TREISO
29/03/22 15:49

Borghi d’Europa ha potuto assaggiare alcune pregevoli etichette di Lodali all’Osteria Cantina Piemontese a Milano.



Milano, 18 Marzo 2022- Borghi d’Europa ha partecipato a un incontro a tavola, volto a presentare la nuova immagine aziendale dei vini di Walter Lodali di Treiso, cuore della Barbaresco Docg, presso la suggestiva location dell’Osteria Cantina Piemontese a Milano in Via Laghetto, vicino al Duomo.



Un locale molto elegante e ben definito nel design, dove viene celebrato il Piemonte e i suoi sapori in ogni piatto.

Proprio dal Piemonte e da una fantastica zona vinicola come le Langhe proviene Walter Lodali, nume titolare dell’omonima Cantina assieme alla mamma Rita. L’azienda agricola è nata nel 1939 grazie al volere di Giovanni Lodali, che voleva vinificare della buona uva da proporre poi alla clientela della trattoria di famiglia.

I primi cru di Barbaresco e Barolo sono stati prodotto sotto il timone del padre di Walter, Lorenzo Lodali, a cui oggi è stata dedicata la linea di vini Lorens, una vera nicchia.

L’importanza e il rispetto del territorio sono fondamentali per Walter Lodali, che ha però di recente rinnovato l’immagine e il packaging dell’Azienda, cercando più sartorialità ed eleganza, sempre a stretto contatto con la qualità dei vini.

Durante l’incontro a tavola, è stato dapprima assaggiato lo Chardonnay Doc Lorens 2020 (solo 5000 bottiglie prodotte), fresco, sapido e brioso e poi il Nebbiolo d’Alba Doc 2020, molto armonico e persistente.

Infine, due chicche come il Barolo Bricco Ambrogio Docg 2018 (11000 bottiglie prodotte), fine e allo stesso tempo austero e di carattere e il Barbaresco Lorens Docg 2018, dotato di una grande complessità sia al naso che al palato e di un’ottima finezza.

Un po’ di sana innovazione nell’immagine aziendale, che va a migliorare un corredo d’indubbia qualità e tradizione, è stata una scelta saggia da parte di Walter Lodali, che merita di essere comunicata ed approfondita adeguatamente.

Evviva!
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.:Titolo: Eurosostenibilità - Finanza etica ed economia reale
24/03/22 9:21

marzo 23, 2022 . Il progetto Eurosostenibilità affronta nel 2022 i temi della sostenibilità nel mondo della finanza. Partner di informazione di Borghi d'Europa in questo viaggio è la consulente finanziaria e patrimoniale Laura Panizutti. Il tema : le differenze fra finanza etica e finanza sostenibile. “ Uno degli aspetti che certamente preoccupano di più nella nuova normativa europea,è che essa non contempla alcun obbligo di 'non nuocere alla collettività e all'economia reale”, per gli operatori finanziari che intendono definirsi sostenibili. La realtà del mondo della finanza è profonda,ente segnata da un utilizzo quasi senza regole di strumenti speculativi e dei cosidetti paradisi fiscali ; dall'utilizzo dei derivati come pura scommessa speculativa ; da un sistema bancario poco chiaro che evita i controlli e la regolamentazione. Senza dubbio tutto questo non va d'accordo con il concetto di sostenibilità. Se poi volessimo riferirci alla pura dimensione ambientale, ci sembra che la ricerca del massimo profitto nel minor tempo possibile, sia sicuramente la causa che motiva le aziende a non preoccuparsi dell'impatto ambientale. La finanza etica si colloca in un campo del tutto diverso. Essa è intimamente legata all'economia reale. “ Non interessa fare soldi dai soldi, ma, diversamente, creare uno strumento al servizio dell'economia e della societò. La finanza etica evita l'ossessione del brevissimo periodo. La finanza etica si occupa dell'accesso al credito e dell'inclusione finanziaria dei soggetti più deboli.
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